Sabato e domenica ho partecipato al secondo meeting del Lazlo Institute of New Paradigm Research. Differenti nazionalità e differenti approcci al cambiamento oltre a differenti accenti di inglese che mi han messo alla dura prova. Come Villaggio Globale ospitiamo la sede di questo nuovo istituto e condividiamo le nostre ricerche e idee.

Abbiamo parlato di fisica quantistica, entanglement non locale, interconnessione, epigenetica, coerenza elettroencefalografica, divulgazione, educazione, crescita, informazione, esperienze ancora inspiegabili come le esperienze pre-morte ecc.
Ho parlato, ascoltato, interagito. Ma più di tutto ho osservato questo incontro, il lavorio della mia mente e le persone che mi stavano attorno. Ho respirato la stanza e lasciato decantare le sensazioni che ora voglio condividere con voi.
Alcune esperienze nella mia vita mi han permesso di cogliere la differenza tra capire e sentire: delle comprensioni durante lo studio delle visioni olistiche in medicina, l’istante prima dello schianto in moto e alcuni stati di meditazione durante dei ritiri.
Sento che il cambiamento sta già avvenendo e sento che l’informazione sta già connettendo tutte le nostre esistenze. Sento che il mondo evolve, fluisce e che noi non possiamo far altro che non resistere.
Condivido questo perché per me è importante che concepiamo il nuovo paradigma come un’esperienza oltre che come un concetto.
E’ importante sapere che c’è qualcosa che ci unisce all’esistenza, che questa connessione ha un nome in fisica, che è riconosciuto dalla biologia e che può cambiare le nostre vite. E’ senza dubbio la scintilla necessaria affinchè si inneschi reazione al cambiamento. E’ quindi fondamentale diffondere questo cambiamento. Parlandone con amici, scrivendone sui giornali, facendo entrare la consapevolezza nei banchi di scuola, pubblicando sui siti. Aspettando che anche i mass media e i governi siano intenzionati ad accoglierla( mettendo in disparte altri interessi per ora irrinunciabili ).
Ma il punto viene dopo:
Una volta che sappiamo che la qualità della nostra vita può cambiare, che facciamo?
Dove andiamo?
Come cambia la nostra giornata?

Siccome questa connessione col tutto è innata, io sento che la domanda che ci può essere più d’aiuto è:
che cosa ci impedisce di sentirci connessi all’esistenza?ai nostri fratelli?ai nostri compagni?ai nostri nemici?al nostro pianeta?all’universo nel quale siamo immersi?
Che cosa non ci permette di godere di questa connessione e celebrare la nostra vita?
Che cosa ci impedisce di essere liberi?
Che cosa ci impedisce di far esperienza di questo “nuovo” paradigma?

Non voglio generalizzare, ma voglio condividere un mio sentire che emerge dalla mia esperienza.
Io mi inizio a sentire connesso con il tutto quando inizio a toccare la connessione con il mio centro. E’ lì, dopo la percezione iniziale del vuoto, che percepisco quel qualcosa che mi fa sentire nella vita, che mi fa danzare con l’esistenza. Ma quel centro è coperto da molti strati.
Quando ho iniziato questo percorso di ricerca, di crescita non avevo esperienza di che cosa fosse quel centro, di che cosa fosse quella connessione. E in alcuni momenti quando sono più distratto, eccitato o quando la sofferenza sovrasta il dolore, in diversi momento ancora quel centro non lo sento.
Ma ne sono consapevole: sono consapevole di ciò che c’è fuori che mi impedisce la vista su ciò che c’è dentro. Lo sto esplorando, affrontando, esprimendo, ed esperienza dopo esperienza sto lasciando andare l’eredità del passato.
Non ho la pretesa di togliere tutti gli strati, non ho nemmeno l’intenzione di farlo.
Ma ho l’intenzione chiara di poter scegliere quando vedere dentro senza farmi condizionare dal fuori.
Lì sento la mi libertà.
Lì sento di poter fare esperienza del nuovo paradigma.

Quindi sento importante divulgare alle menti ricettive che il mondo sta cambiando tanto quando sento poi importante dar strumenti al loro essere per riuscire a far esperienza del cambiamento.

E’ questo il motore che mi spinge a scrivere sempre più in merito e ad accompagnare sempre più persone nel loro viaggio, un viaggio che ha spesso solo bisogno di essere svelato agli occhi di chi già sta viaggiando.

Come polvere della strada sugli occhi,
polvere di passato su lenti di innata verità,
sguardo oltre l’orizzonte,
a palpebre chiuse.